Bartolo Longo
(1841-1926)
una vita trasformata
Nato a Latiano piccolo paese in provincia di Brindisi nel 1841. Ma Napoli è la città che rimarrà fondamentale nella su vita. Lì si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza.
Napoli rappresenta un punto cardine del suo anticlericalismo: erano quotidiane in quel tempo, infatti, le manifestazioni contro la Chiesa, i religiosi e la fede cattolica. Bartolo Longo si lascia trascinare da questa corrente. In particolare, dopo la lettura del libro Vie de Jésus di E. Renan, aderisce completamente alla contestazione anticlericale. Sono gli anni in cui segue con slancio le lezioni di Lettere e Filosofia di alcuni professori apertamente anticattolici come Augusto Vera, Bertrando Spaventa e Luigi Settembrini: ore accademiche improntate al positivismo dominante e quindi alla negazione del soprannaturale. Razionalismo e anticlericalismo, potenziati dalla massoneria, lo trascinano completamente fuori dalla fede che aveva ricevuto nell’infanzia.
Grazie all’amicizia che lo lega al professore Vincenzo Pepe, suo compaesano e uomo di fede incrollabile, il quale lo indirizza a sua volta a colui che diventerà il suo padre spirituale, il domenicano Alberto Radente, Bartolo comincia il suo cammino verso la fede e diventa laico domenicano. Dopo la sua conversione, si dedica anima e corpo alla religione e alla carità e, nel 1872, mentre si trova nella Valle di Pompei, ode una voce che gli dice: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo!”. Da quel momento, si impegna a diffondere instancabilmente il culto della Madonna del Rosario. Comincia col catechizzare i contadini; ristruttura, poi, la piccola chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, e decide, su consiglio del Vescovo di Nola, di erigere una nuova chiesa, dedicata alla Madonna del Rosario, che diventerà il famosissimo Santuario mariano conosciuto in tutto il mondo. Il 19 ottobre 2025 è stato dischiarato santo.
