Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.
Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?
Quando andrò e vi avrò preparato un posto,
verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.
E del luogo dove io vado, conoscete la via».
…«Io sono la via, la verità e la vita.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Se mi avete conosciuto, avete conosciuto anche il Padre mio:
fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
…Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.
Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me,
anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste,
perché io vado al Padre».
Cf. Gv 14,1-12
Il Figlio, vero uomo e vero Dio, sta per tornare al Padre, a quella comunione in cui “dimorava in Principio”, prima che il mondo fosse e apre ai discepoli una prospettiva straordinaria, li rende partecipi del suo destino: saranno con lui presso Dio. È venuto a rivelarci che c’è un Padre che ci ama, ci attende, ha preparato un posto per noi nella Sua casa.
Dio è sorgente e origine della nostra vita, e ciascuno porta nel profondo la percezione di un’appartenenza che è altro rispetto a quella che ci lega alla nostra famiglia e alla nostra terra.
L’esclamazione di Filippo dà voce ad un desiderio molto spesso inconsapevole ed inespresso, ma mai placato: «Mostraci il Padre, e ci basta!».
Gesù è il volto del Padre. È “via” verso il Padre perché lui e il Padre sono una cosa sola.
A sua volta, la comunità cristiana è chiamata a divenire “via”, vivendo sull’esempio di Gesù.
In effetti, al tempo degli Apostoli, il cristianesimo era designato con il termine “la Via” ad indicare uno stile di vita che abbracciava tutta l’esistenza della persona conducendo alla meta finale: l’incontro definitivo con il Signore.
Ora Gesù può lasciare i suoi.
E mentre si appresta a farlo, manifesta apertamente che è Dio con il Padre. Solo Dio «parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste». Gesù ha operato guarigioni, conversioni, liberazioni dal demonio… con la potenza della sua parola. Il fatto che la parola di Gesù “crea”, “rigenera”, “attua ciò che esprime”, dimostra che è veramente Figlio di Dio. I suoi discepoli possono credere in Lui!
Egli li invita a credere, presentando i frutti che la fede potrà produrre nella loro vita: la pace, innanzi tutto. E le opere stesse del Cristo, o di più grandi, che il Padre compirà “in loro”, per il dono dello Spirito ormai offerto con la sua morte e risurrezione.
Il Signore ha affidato anche a noi il compito di pronunciare parole che promuovono la vita. Dobbiamo imparare a riconoscere che le nostre parole hanno il potere di “diventare opere”. Le parole che ci scambiamo possono ferire o sanare, costruire o distruggere, offrire fiducia o annientare l’altro nella sua dignità. Abbiamo la responsabilità di offrire parole di pace.
Tutto il mondo è povero di pace. I motivi profondi su cui può fondarsi la pace nascono e sono custoditi nei cuori. Il cuore di ogni persona ha bisogno di essere nella pace.
Gesù lo sa, e rivolge un invito, che è una promessa: «Non si turbi il vostro cuore, credete in Dio e anche in me».
Lui è risorto e ha vinto la morte, ha vinto il male!
Solo quando il male sarà vinto in ciascuno di noi, quando i nostri cuori si dilateranno nel desiderio del bene, solo allora, la pace potrà diventare una realtà concreta per tutti, in ogni luogo.
Forse, allora, torneremo ad essere “via” all’esperienza dell’amore di Dio.

