SPAZIO BIANCO

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alla
“Quercia
di
Mamre”

 

Un giorno, Abramo stava riposando
all’ombra della sua tenda,
presso le “querce di Mamre”,
nell’ora più calda.
Dio venne presso di lui.

Anche noi ti proponiamo una sosta
– forse pure tu sei nell’ora più calda della tua vita! –
una “quercia” sotto la quale sederci per incontrare Dio.

ATTENDERE DIO!

L’etimologia del termine “riposo” deriva dal verbo greco che significa “fermarsi”. Perciò “riposare” è smettere di fare qualcosa.
Noi riposiamo in modo da ricordare che non siamo prima di tutto lavoratori, e che la nostra dignità è altrove. Come Dio chiamò Israele dalla schiavitù dell’Egitto e comandò al suo popolo di riposare nella libertà, così noi siamo chiamati ad uscire dalla schiavitù del mondo del lavoro. Per citare Herbert McCabe, il comandamento di non lavorare è rivolto all’idolatria del lavoro.
Mi chiedo se non provenga da un mondo del lavoro che oggi è sottoposto a una trasformazione. Tutto sta cambiando nella nostra società.
Cambia il significato del giorno del Signore e del senso del riposo. Qual è dunque il significato del riposo oggi? Io ne sottolineerei due aspetti. Prima di tutto, lo Shabbat è il giorno in cui fare memoria della nostra meta finale, la storia che dà senso alla nostra vita. In secondo luogo, noi siamo invitati a riposare sotto lo sguardo del Signore.
Ogni bambino sa che viviamo nello spazio tra il Big Bang e il “Big Chili”, ovvero la Grande Glaciazione, quando il mondo si raffredderà. Questa è la storia che imparano a scuola. Molti bambini occidentali conoscono meglio i dinosauri che le mucche o le capre. Possono distinguere un Triceratopo da un Tirannosaurus Rex più facilmente che un “Aberdeen Angus” da un “Friesian” (una mucca chianina da una marchigiana). Ma nella lunga storia del nostro universo e anche del nostro pianeta, noi umani non abbiamo un ruolo particolare. Forse non esistevamo ancora quando morì l’ultimo dinosauro, mentre quando ci estingueremo probabilmente ci saranno ancora molti coleotteri in circolazione. Questa non è la nostra storia.

All’inizio della nostra storia, Dio si è riposato il settimo giorno dopo la creazione del mondo. E questo non era dovuto al fatto che la creazione dell’universo si fosse rivelata particolarmente faticosa! Il riposo era l’attività degli dei nel mondo antico dei vicini di Israele. Gli esseri umani erano stati creati per offrire sacrifici in modo che gli dei potessero mangiare, bere e bighellonare nei cieli. Il riposo era considerato un’attività divina. La differenza era che il Dio di Israele invitava il suo popolo ad unirsi al suo riposo. Non siamo stati creati per essere schiavi degli dei, ma per partecipare della festa di Dio. Dunque il nostro Shabbat non è tanto un’astensione dal lavoro, quanto il segno della dignità divina del nostro destino…

Se saremo capaci di rendere visibile anche un solo accenno dell’eterno Shabbat, i nostri giovani contemporanei saranno ansiosi di abbracciarlo. Dobbiamo mostrare loro di esser stati toccati dall’eterno oggi di Dio se vogliamo che la generazione dell’“adesso” trovi nel Cristianesimo una qualche eco dei propri sogni. Noi cristiani dobbiamo mostrarci giocosi, ludici, se vogliamo conquistare il nuovo uomo proteiforme, per il quale tutto è divertimento. Occorre mostrare che lo Shabbat cristiano è un’attività molto più ricreante di qualsiasi gioco al computer. Quando vivevo a Santa Sabina, andavo spesso a pregare nella cappella barocca di Santa Caterina. Era un luogo di pace perfetta.

All’inizio, ero quasi infastidito dalle immense nubi di piccoli angioletti nudi che affollavano ogni centimetro dell’abside, facendo acrobazie nella volta celeste. Mi sembravano una distrazione. Poi ho capito che essi rappresentano il nostro destino eterno: esser coloro che danzano alla presenza di Dio, come la Sapienza al principio. Può un giovane cogliere un qualche indizio della giocosità estatica dello Shabbat, o forse gli sembriamo troppo seri?

Siamo predicatori della Buona Notizia, e la buona notizia è che l’umanità è in cammino verso il Regno. Ma chi ci crederà, se non mostriamo mai di riposare come anticipazione di quell’oggi eterno? Abbiamo bisogno di vivere ora segni che mostrino come l’umanità sia desti¬nata alla pace.

fr. TIMOTHY RADCLIFFE OP