SPAZIO BIANCO

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1221 – 2021
VIII centenario dalla morte di DOMENICO


APPARECCHIARE TAVOLE DI COMUNIONE

È una grazia per noi tutti questo anno giubilare in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Domenico. Si tratta di un intero anno, perché il giubileo è soprattutto un itinerario spirituale; e ha i suoi tempi.
San Domenico ci aiuta a sentire il freddo di un mondo segnato da tante pandemie e il caldo della passione perché l’amore di Cristo raggiunga il cuore di tanti, lo scaldi e lo illumini. Ci aiuta la commovente immagine della Mascarella che ci riporta alla prima generazione domenicana. Si tratta della più antica raffigurazione di san Domenico (pochi anni dopo la sua morte) ma è anche – ed è tipicamente di san Domenico – la raffigurazione dell’intera comunità insieme a lui.

In un mondo di solitudine e di tanto individualismo quanto sono necessarie tavole di amicizia e di intimità profonda, non efficienti self service o anonime mense aziendali! I frati sono raffigurati a due a due, tutti seduti alla mensa ricolma di pani.

Fraternità e missione, perché la comunità non è un gruppo di auto aiuto, non vive per sé, ma per mettere in pratica e predicare il Vangelo con la parola e i gesti.
I fratelli sono raffigurati insieme ma non sono uguali, tanto che i volti dei frati hanno tratti diversi, come ad indicare varie provenienze.
Questa immagine ci aiuterà a contemplare le nostre tavole di oggi, per scegliere di apparecchiare tante tavole dove vivere il sacramento dell’amore vicendevole, festa dell’umile servizio che ci protegge da ogni supponenza.
San Domenico ci insegna a vestire l’abito della festa, perché quella tavola è gioia, pienezza.

«Egli accoglieva ogni uomo nel grande seno della carità e, poiché amava tutti, tutti lo amavano. Si era fatto una legge personale di rallegrarsi con le persone. Senza difficoltà appena lo conoscevano, tutti cominciavano a volergli bene. La sua figura brillava di uno splendore dolce ed amabile, non per questo era meno rispettato, anzi si cattivava assai facilmente il cuore di tutti, e bastava guardarlo per sentirsi attratti verso di lui. Fosse in viaggio co’ suoi compagni o fosse in casa d’altri, fosse coi grandi, coi principi, coi prelati, dappertutto dov’egli si trovava abbondava in discorsi ed in esempi che inducessero le anime al disprezzo del mondo ed all’amore di Dio; uomo evangelico sempre colla parola e coi fatti».

Ecco come si apparecchia la tavola e come saperne godere e saperla rendere attraente!
San Domenico ci comunica oggi la passione di portare il Vangelo del Signore ovunque, a tutti: ai lontani, ai poveri, agli studenti, ai piccoli e agli intelligenti. Voleva che il fuoco dell’amore di Cristo venisse acceso nel cuore e nella mente delle persone.
In un momento in cui siamo portati a ripiegarci per paura, a ridurci in minoranze – non importa se aggressive o intelligenti – siamo sollecitati invece a stabilire relazioni con tutti per comunicare la verità che è Cristo.
San Domenico predicava il Vangelo rendendolo attraente e comprensibile.
Raggiunse ed abitò i luoghi cruciali dove si viveva la ricerca intellettuale e teologica, dove tanti si incontravano perché centri di dialogo, di ricerca come l’università.
Questo anno giubilare inizia opportunamente nella festa dell’Epifania di Gesù, presenza luminosa e forte da riconoscere e da comunicare, festa considerata nell’Ordine come la festa dei predicatori.
San Domenico indica i magi come esempio di umiltà, perché si mettono in cammino, adorano, e insegnano a noi a farlo; non si compromettono con Erode, cioè la pervasiva e accattivante logica del mondo, asservita ai poteri e ai pensieri che svuotano le coscienze e comandano sulle persone.
La luce attraente, che fa palpitare, accompagni questo anno giubilare.
È riflessa da San Domenico, umile, che per questo non smette di brillare, stella che aiuta a orientarsi nella notte e conduce alla luce quanti vengono da lontano, i tanti cercatori di verità a Colui che è via, verità e vita.
San Domenico ci aiuti ad apparecchiare tavole di comunione per spezzare il pane sempre abbondante e pieno della Parola, dell’Eucaristia, dell’amore fraterno.

Stralci dell’omelia per l’apertura del Giubileo Domenicano
di S.E. Matteo Zuppi, Cardinale di Bologna