SPINTA DA UN DESIDERIO INTERIORE,
COME UNA SORGENTE!

La prima scena con Maria di Magdala vicino alla croce assume il suo vero significato solo unita a quella che la prolunga: la venuta di Maria di Magdala al sepolcro e il suo incontro con il Risorto.
Dagli evange­listi sinottici (Matteo, Marco e Luca) sappiamo che Maria di Magdala non era sola mentre si recava alla tomba al mattino del terzo giorno. Secondo Matteo erano in due (Maria di Magdala e l’altra Maria: 28,1), secondo Marco erano in tre (Maria di Magdala, Maria [madre] di Giacomo, e Salome).
Luca evoca «le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea». Più avanti egli sottolinea il loro lavoro preparato­rio per l’indomani: «Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararo­no aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento. Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che aveva­no preparato» (23,55-24,1). Solo dopo la loro partenza per annun­ciare la notizia agli apostoli, egli le nomina: «Erano Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo…» (24,10-11). Anche le altre che erano insieme dunque, lo raccontarono agli apostoli.

Giovanni è selettivo, perché nel suo raccon­to non conserva che Maria di Magdala, la prima nominata (ma non la sola!) negli altri vangeli.
Questo gli permette di costruire un vero intreccio tra Gesù e Maria.
Inoltre, a differenza dei vangeli sinottici che assegnano alle donne il compito di «portare gli aromi che avevano preparato» per completare il seppellimento di Gesù, nel quarto vangelo Maria di Magdala viene senza un obiettivo definito. Di fatto, avendo Nicodemo portato «una mistura di mirra e aloe di circa cento lib­bre», il rito riservato ai morti è già stato compiuto (Gv 19,39-40).

La scomparsa della motivazione attestata dagli altri vangeli conferisce allo spostamento di Maria di Magdala un significato totalmente gra­tuito. Sola, spinta da un desiderio interiore, Maria viene per l’ultimo incontro con colui che ha amato e che crede morto. Così potrà por­tare il suo lutto fino al compimento.
Così Maria di Magdala, spinta dalla sua passione verso il Maestro, è disponibile per vivere un incontro profondo, il primo degli incontri con il Risorto. Seguendo i movimenti spaziali e interio­ri di Maria di Magdala, si viene colpiti dal contrasto tra l’agitazione attorno alla tomba e la lentezza di Maria a capire il mistero che si dispiega sotto i suoi occhi.

Forse bisogna, come il poeta Georges Haldas, lasciarsi portare dalla sua immaginazione: «Mi pare che, sotto la coperta della sua inquietudine, quanto all’assenza del corpo, filtra, in lei, ma molto profonda, una sorgente. Oscura. Quella stessa che tiene prigioniera in quel momento la sua memoria: l’idea, la vaga idea, come un uccel­lo cieco, della risurrezione che viene a scontrarsi con la sua preoccu­pazione del corpo scomparso» (Mémoire et résurrection, chronique extravagante).
La visione di Gesù secondo la carne sta per scomparire e sta per instaurarsi una nuova relazione, basata sull’ascolto della sua parola. Infatti, come la frazione del pane in Luca apriva gli occhi dei discepoli di Emmaus, qui è il chiamare Maria con il suo nome a provocare il riconoscimento perché «le pecore ascoltano la voce del pastore, egli chiama le sue pecore una per una» (Gv 10,3).

Il dialogo è pura chiamata: «Maria». Chiamata con il proprio nome, ella può rispondere, come spesso ha dovuto fare durante la vita terrena di Gesù, nella sua lingua aramai­ca a colui che riconosce attraverso la sua voce come «suo maestro».
L’amore non scompare: viene vissuto in modo diverso. Gesù affida a Maria la missione di andare dai «miei fratelli», cioè dai discepoli di Gesù diventati suoi fratelli perché figli di uno stesso Padre. È qui che pren­de origine la tradizione di Maria, colei che insegna. Maria è certa­mente «l’apostola», colei che per prima riceve la missione di annun­ciare, agli stessi apostoli, il kerygma che riassume il percorso di Gesù e rende conto della nascita della Chiesa.

Cf. Alain Marchadour, I personaggi del Vangelo di Giovanni. Specchio per una cristologia narrativa

 

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