VERSO LA VITA!

Quand’era ancora buio
Incontriamo Maddale­na in un momento particolarissimo del giorno: l’alba è già spuntata, ma le tenebre della notte non si sono ancora completamente dissolte. È buio e non si può vedere bene. Eppure lei va, esce dalla città e torna nel luogo della sepoltura di Gesù, tra rocce e alberi. Forse con lei ci sono altre donne, ma Maddalena, nel Vangelo di Giovanni (20,1-18) compare da sola, spinta da una ricerca fortissima, da un desiderio che non riesce a spegnere. Così entra nella tenebra e si mette a cercare colui che lei ama. La tenebra è il declinare del giorno, è la notte (Gv 6,17); è il buio, in cui non si può camminare, perché non si distingue la via, ci si smarrisce, si inciampa e si cade. Ma non solo. Questa tenebra, in cui Maddalena è immersa, significa qualcosa di più profondo e nascosto, invisibile agli occhi della carne: è il buio della fede, è una specie di cecità dell’anima (1Gv 2,11), è una chiusura del cuore (1Gv 2,9.11).
Sì, è per questo che Giovanni sottolinea e scrive che è ancora buio, pur essendo già sorto il nuovo giorno.

Si recò al sepolcro
Ben nove volte la parola «sepolcro» ritorna, quasi come un’ossessione, un pensiero fisso. Solo la manifestazio­ne di Gesù, il suo apparire davanti agli occhi di Maddale­na, riescono a eliminare la grande ombra di questo luogo di morte. Il sepolcro è ricordo, è memoria della persona amata, come indica la radice di questo termine nella lin­gua greca, che rimanda, appunto, al verbo «ricordare», «pensare a». Maddalena vive di questa memoria amorosa, che la strugge, che è l’unica fonte di vita rimastale e per­ciò rincorre proprio questo: il sepolcro, il luogo che custo­disce la presenza del suo Signore. Non ha paura, Madda­lena, di avvicinarsi, di correre verso questo luogo di mor­te, di fermarsi e rimanere presso di esso, e nemmeno da guardarci dentro.

Vide la pietra tolta dal sepolcro
Dopo la corsa nel buio, la sfida alla notte, alla solitudine, alla paura, Maria ­trova la prima apertura, la prima vittoria: il peso della grande pietra sepolcrale è stato tolto, rimosso. Qualcuno ha vinto, per lei. Ora la porta è aperta, il varco liberato. Come fece Giacobbe, che, per amore di Rachele tolse la grossa pietra dalla bocca del pozzo (Gn 29,10) così ha fatto il Signore, per amore di Maddalena, per amore di noi: la pietra è stata rotolata via, tolta per sempre dal sepolcro e dal cuore. Ora la via all’incontro è libera, la separazione della morte è interrotta, si può entrare.

… e piangeva
Per quattro volte ci è detto che Mad­dalena piange. Il participio e l’imperfetto che Giovanni usa, ci dicono che questo pianto non è di un momento, ma è prolungato, costante. Un pianto intimo, che nasce da un dolore profondo. È la vita stessa di Maddalena che piange, che si scioglie in lacrime, lì, davanti al luogo dove, per l’ultima volta, ha visto il suo Signore.

Si chinò versò il sepolcro
Sotto il peso di questo do­lore di assenza, Maddalena si piega, si curva, con tutta la sua persona, si china in avanti per guardare dentro il sepol­cro. È la sfida di chi non recede e vuole guardare bene in faccia la sua situazione, anche se si tratta di morte, una morte spietata, dolorosissima, che si è portata via ciò che aveva di più caro. Il verbo usato da Giovanni vuole espri­mere anche l’azione del guardare con attenzione, del fissare lo sguardo o, ancor di più, dello spiare dentro, come di chi guarda attraverso una porta o una fine­stra. E questo è il gesto tipico di chi attende con ansia il ritorno, il riapparire della persona amata: fa così la madre di Sisara, mentre attende il ritorno del figlio dalla guerra (Gdc 5,28) e lo sposo descritto nel Cantico, che si avvici­na alla sua amata e la cerca (Ct 2,9). Maddalena è proprio così: amante come una madre e come una sposa.

Si voltò indietro
E a questo punto avviene un cam­biamento, un’inversione di rotta; lei si gira, volge lo sguardo via dal sepolcro, comincia ad allontanarsi da quel vuoto, si stacca dalla morte. Torna alla vita. E in questa sua conversione, incontra finalmente il Signore, pur non riu­scendo ancora a riconoscerlo.

da MARIA ANASTASIA di GERUSALEMME, Grembi che danzano

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