Alcuni ELEMENTI SIMBOLICI della figura di MARIA DI MAGDALA
Maria di Magdala viene automaticamente associata a due elementi visivi fissi, cioè (sempre) i lunghi capelli e (spesso) un vaso in mano.
In termini evangelici, però, capelli e vaso si connettono non con lei, bensì con un personaggio femminile ben diverso, senza dubbio affascinante, enigmatico, molteplice: la donna che unse Gesù. Questa donna dal quarto evangelista è identificata con un’altra Maria, Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro (Gv 12,1-11); mentre per Marco (l4,3-9) e Matteo (26,6-13) resta senza nome, e Luca presenta come autrice dell’unzione, in un racconto assai diverso, una peccatrice galilea, ugualmente anonima (Lc 7,36-50).
L’immediato riferimento visivo non si verifica per nessun’altra donna; nemmeno per la madre di Gesù, che resta nell’immaginario come avvolta da un nimbo di bellezza, luce, amorevolezza e castità, senza particolari esteriori che possano connotarla, ove si escluda il velo.
Invece il velo, nel caso di Maria di Magdala, è quasi un connotato simbolico in negativo: nell’iconografia tradizionale, cioè, è raro che lo porti.
Questo, ovviamente, perché si devono vedere i capelli allo scopo di far capire che si tratta di lei; e la testa coperta in gran parte del mondo antico (anche moderno però, fino a tempi non troppo remoti) è attributo della donna regolare, rispettabile. Almeno dal momento in cui è stata confusa con Maria di Betania e con la peccatrice galilea, Maria di Magdala è stata sempre pensata come la donna dai lunghi capelli, s’intende scoperti e sciolti.
E il mito della Grande Peccatrice presenta complessi legami con questa immagine di donna dai lunghi capelli e con le sue valenze simboliche: un’immagine di femminilità intensificata.
I capelli evocano la forza e la sessualità; sono visti come l’onore della donna e, poiché l’onore della donna è tradotto quasi automaticamente in termini sessuali, partecipano dell’ambivalenza della sessualità: una forza, e insieme qualcosa di cui ci si deve vergognare.
Poiché evocano la sessualità, di solito nel mondo antico i capelli non possono essere mostrati a chiunque, soprattutto da una donna la cui sessualità sia o sia stata attiva: l’obbligo non sussiste per la bambina, avvertita come sessualmente indifferenziata, per la vergine (dalla sessualità reale, ma non attiva) l’obbligo è meno vincolante che per la donna sposata. Le donne ebree non dovevano mai mostrarsi in pubblico a testa scoperta: trasgredire l’obbligo, cioè lasciar vedere i capelli ad altri uomini, era considerato una specie di adulterio, e una donna che avesse commesso questa trasgressione poteva essere ripudiata.
Il fatto poi che i capelli siano sciolti aggiunge al richiamo sessuale una connotazione di “disordine” ancora più compromettente.
Un altro elemento fondamentale è il vaso. Tutt’e tre le figure femminili che confluiscono nel personaggio simbolico e leggendario della Maddalena peccatrice-pentita appaiono in scena a un certo punto con un vaso in mano. Il vaso è simbolo della donna: in quanto oggetto destinato a contenere (e anche perché la sua forma facilmente ricorda la rotondità dei fianchi), evoca la destinazione materna del corpo femminile. Come la “donna dai lunghi capelli”, anche la “donna con il vaso” è un’immagine di femminilità intensificata.
Tanto più poi se il vaso contiene del profumo, che a sua volta ha valenze simboliche molto forti.
Il vaso, dicevamo, non riguarderebbe Maria di Magdala bensì la donna che unse Gesù, con cui essa più tardi fu identificata.
Ma vi è un altro dettaglio visivo che rafforza il simbolo in riferimento a lei: infatti le donne mirrofore, quelle che per ungere il corpo di Gesù (secondo i racconti di Marco e di Luca) vanno al sepolcro all’alba del primo giorno della settimana e lo trovano vuoto, vengono raffigurate con i vasi degli aromi, dei quali peraltro non avranno occasione di servirsi.
da Lilia Sebastiani, Svolte. Donne negli snodi del cammino di Gesù.
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